Per molto tempo, quando si parlava di sicurezza sul lavoro, l’attenzione era rivolta soprattutto al rischio infortuni: macchinari, DPI, procedure operative. Oggi lo scenario è più complesso. Le aziende devono gestire nuove forme di rischio che riguardano non solo la sicurezza fisica, ma anche aspetti ambientali, tecnologici e psicologici.
Il D.Lgs. 81/2008, all’art. 28, è chiaro: la valutazione deve comprendere tutti i rischi, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato e a fattori organizzativi. Questo obbligo normativo si estende ora a contesti che, fino a qualche anno fa, non erano nemmeno considerati rischi professionali, che abbiamo deciso di approfondire in questo articolo.
Rischi climatici: quando il meteo diventa un rischio per i lavoratori
Le condizioni climatiche estreme sono una realtà con cui anche le aziende devono confrontarsi. Temperature molto elevate, siccità o eventi meteo improvvisi impattano su attività outdoor come cantieri, logistica e agricoltura, ma anche sulle attività indoor, dove l’assenza di adeguata ventilazione o climatizzazione può creare situazioni critiche.
Un colpo di calore o un malore non sono eventi “eccezionali”, ma rischi prevedibili e prevenibili. Secondo i dati INAIL, negli ultimi anni sono aumentate le segnalazioni di malori dovuti al caldo durante l’orario di lavoro.
Per questo è necessario aggiornare il DVR includendo l’effetto delle condizioni climatiche e prevedere misure come turnazioni diverse, pause e idratazione, fino alla sospensione delle attività nei casi più estremi.
La prevenzione, in questo caso, è anche efficienza: un lavoratore affaticato è più esposto all’errore e la produttività si riduce.
Digitalizzazione e automazione: opportunità e nuovi rischi per la sicurezza aziendale
La digitalizzazione ha trasformato i processi aziendali e ampliato il concetto di sicurezza: oggi non riguarda più soltanto gli spazi di lavoro e le attrezzature, ma anche i dati, le infrastrutture digitali e la continuità operativa.
Lo smart working ha reso il “luogo di lavoro” diffuso e non sempre controllabile dall’azienda. Postazioni improvvisate in casa, ergonomia non adeguata e connessioni non protette introducono rischi nuovi e complessi, sia per la salute fisica sia per la gestione delle informazioni.
Per questo motivo l’azienda deve garantire non solo sicurezza fisica, ma anche:
- sicurezza informatica (protezione dei dati, prevenzione del phishing, policy sull’uso dei dispositivi aziendali);
- formazione e linee guida sulla corretta predisposizione della postazione da remoto, affinché il lavoratore possa organizzare un ambiente ergonomico e sicuro.
L’obiettivo non è controllare il domicilio del lavoratore, ma metterlo nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Questo implica aggiornare il DVR considerando anche il lavoro agile e ampliare la formazione oltre la prevenzione degli infortuni tradizionali, includendo ergonomia, gestione del tempo e rischi digitali.
Stress lavoro-correlato e benessere organizzativo: la nuova priorità delle aziende
Lo stress oggi è uno dei principali fattori di assenza dal lavoro, e secondo l’INAIL rappresenta una delle prime cause di calo della produttività. Il D.Lgs. 81/2008 obbliga da anni a valutare questo rischio, ma molte aziende continuano a viverlo come un adempimento formale.
Carichi di lavoro elevati, reperibilità continua, mancanza di confini tra lavoro e vita privata: sono elementi che, nel tempo, generano un deterioramento del benessere lavorativo. E quando le persone non stanno bene, l’azienda ne risente: più errori, più turnover, meno collaborazione.
I segnali sono spesso silenziosi: calo della motivazione, conflitti interni, aumento delle assenze. Intervenire non significa solo tutelare la salute dei lavoratori, ma anche preservare performance, efficienza e clima aziendale.
Come prepararsi alle nuove sfide della sicurezza: prevenzione, formazione e consulenza
Oggi non basta più “rispettare la normativa”. Le aziende che si limitano a reagire ai problemi quando si presentano affrontano costi più elevati, rallentamenti operativi e rischi sanzionatori.
La sicurezza moderna richiede un cambio di paradigma: passare da una gestione reattiva a una gestione proattiva, capace di prevenire i rischi prima che diventino emergenze.
Una sicurezza realmente efficace è quella che si integra nel modello organizzativo. Questo significa considerarla parte della strategia d’impresa e non un processo separato. In pratica, funziona quando:
- è collegata ai processi decisionali (non solo un obbligo “da chiudere” una volta l’anno);
- coinvolge le persone e genera consapevolezza, non solo documentazione.
L’evoluzione tecnologica, i rischi climatici e l’aumento dello stress lavoro-correlato impongono alle aziende un approccio dinamico. La sicurezza deve crescere insieme al business: aggiornare la formazione quando cambiano strumenti e ruoli, rivedere il DVR quando vengono introdotte nuove tecnologie, pianificare misure in base alle esigenze operative del settore.
Le aziende che adottano questa visione ottengono benefici tangibili: maggiore continuità operativa, minori costi imprevisti e un ambiente di lavoro più stabile e produttivo. La sicurezza, quindi, non è solo conformità. È una leva strategica che permette di essere più resilienti, più competitivi e più attrattivi per clienti, talenti e partner.
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